La mostra è suddivisa in diversi capitoli tematici che suggeriscono in generale un tracciato biografico, anche se la tradizionale ripartizione dell’opera di Klee (fasi iniziali, Blaue Reiter, Bauhaus, e ultimo periodo bernese), utilizzata dalla maggior parte delle mostre italiane perché la più comprensibile al pubblico, in questo caso farà solo da sfondo.
Nel segno della grafica: satira e comicità
Gli inizi di Klee si pongono sotto il regno del disegno, della grafica, dell’illustrazione. Caute aperture al “pittorico”, fino al 1911-12, si affiancano alla preponderante produzione di tipo lineare e grafico, in cui Klee esprime la volontà di essere un artista satirico, un moralista che riflette sulla natura umana e sulle strutture sociali. I richiami ai disegni di “Jugend” si mescolano a quelli alla tradizione alta di Hogarth, Goya fino ad artisti più attuali come Klinger (che Klee non amava) o Kubin con il quale Klee più tardi intreccerà una duratura amicizia. Due grandi serie aprono e chiudono la fase iniziale e sono entrambe nel solco della satira. Tanto le Inventionen, le grafiche elaborate tra il 1903 e il 1905, che le illustrazioni per il Candide di Voltaire del 1910-11 esplicano le intenzioni di Klee di usare il disegno come strumento di battaglia. Una battaglia posta sul piano formale, in funzione moderna, ma anche sul piano delle idee, segnando le fasi iniziali dell’approccio all’arte fantastica.
(Komiker / Comico, acquaforte su zinco 1904; Drohendes Haupt / Testa minacciosa, acquaforte su zinco; Kleinwelt / Piccolo mondo, acquaforte su zinco 1914)
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