| Malani
ci introducono alla consapevolezza dell’importante ruolo giocato
dalle donne nella creazione dell’arte indiana contemporanea.
Le foto e il video di Vivian Sundaram evocano l’artista capostipite
di questo esito: la bellissima e cosmopolita Amrita Sher-Gil. Grazie
alla sensibilità femminile cresce l’attenzione per
il mondo della strada, per i deboli e i diseredati (vedi anche l’omaggio
di M.F. Husain a “Madre Teresa di Calcutta”).
Il desiderio di creare uno stile estetico ed esistenziali attuali
ed adeguati allo sviluppo di una grande metropoli come Bombay produce,
con l’avvento del post-moderno, e grazie ad artisti come Atul
Dodiya e Jitish Kallat, un’attenzione spasmodica verso la
città, i suoi ritmi frenetici, i suoi bambini mendicanti,
protagonisti minori e con poche speranze. Una spettacolare installazione
video di Bose Krishnamachari ci immerge nelle sfaccettature più
variate di Bombay. L’India però non è solo quella
delle grandi città, anche se la teatrale visibilità
e il ruolo economico che esse giocano può portarci a dimenticare
che il 70% dell’economia del Paese dipende ancora dall’agricoltura.
Subodh Gupta e Sheela Gowda sono fra gli artisti che evidenziano
il debito culturale verso il villaggio, e ci ricordano quanta parte
del tessuto urbano sia debitrice degli usi e dei costumi dell’emigrazione
interna. Lo scultore Ravinder Reddy da parte sua crea un modello
di bellezza in cui i motivi della scultura classica indiana si fondono
col potere di attrazione dello stile pop. Tushar Joag pratica forme
di denuncia molto personali – fra arte, Internet e design
– per creare nel prossimo una consapevolezza acuta ed ironica
delle simulazioni con cui il potere traveste il suo disinteresse
per importanti problemi collettivi.
Fra le generazioni più giovani si fanno strada nuovi obiettivi
che mirano ad allargare i confini della percezione e della identificazione
sia di valori che di stereotipi che sono entrati a fare parte dell’inconscio
collettivo da molto, troppo tempo. Ora essi vanno rimodellati, ponendo
l’accento non sull’aspetto distruttivo ma sulla capacità
di creare ponti, di dilatare confini, e di coinvolgere gli altri
nel ripensamento del proprio messaggio, da parte dei nuovi artisti.
Riyas Komu si interessa ai problemi e alle vittime dell’intolleranza
religiosa. T.V. Santosh ripensa alla spettacolarizzazione della
violenza, delle guerre, e delle minacce di disastri di ogni genere
escogitata dai media, nell’intento di recuperare una visione
più logica e articolata. Tejal Shah ci stimola a ripensare
alle nostre scelte di sesso, di genere, di stile di vita. Chitra
Ganesh inventa un suo stile di fumetti per farci uscire dall’oblio
creato dalle interpretazioni di parte delle storie del passato.
Reena Saini Kallat raffina la sua sensibilità rispetto ad
aspetti sensuali del corpo umano e Sonia Khurana usa le performances
della body art per studiare i meccanismi e gli incidenti psicologici
che da un lato creano e dall’altro alterano la costruzione
dell’identità degli individui. Sono soprattutto Navjot
Altaf e Shilpa Gupta ad introdurre tecniche pienamente interattive.
Altaf con “Delhi Loves Me?” coinvolge dal vivo gli autoricsciò
della città per suscitare fra i cittadini questa domanda
volta a chiedersi: che fa questa città per me, per farmi
vivere meglio? Per Shilpa Gupta l’interattività, praticata
sia attraverso il web che con le installazioni crea opere che esistono
solo nel momento in cui riescono veramente a coinvolgere l’altro,
che da pubblico si trasforma in un consumatore critico delle sue
opere. Anche per la ventottenne Sakshi Gupta l’arte deve svolgere
un ruolo interattivo. Essa ripensa oggetti di uso quotidiano rendendoli
‘diversi’. Poiché tutti noi abbiamo consuetudine
con tipologie come letti, cuscini eccetera, siamo indotti ad entrare
nel gioco per chiederci: cos’è, com’è,
e io come lo vorrei questo oggetto qua? In tal modo i confini di
ciò che è dato per scontato si spostano ancora una
volta e si rinnova la ricerca di forme estetiche, di stili di vita,
e di atteggiamenti mentali e di comportamento adeguati alla nostra
nuova epoca post- globale.
Daniela Palazzoli è critico d’arte di reputazione
internazionale che ha contribuito a lanciare e scoprire movimenti
come Fluxus, l’Arte Povera, la Fotografia come Forma d’Arte,
e più recentemente la Global Painting e l’arte come
pratica multimediale. E’ stata curatrice di importanti esposizioni
museali per Istituzioni come la Provincia di Milano, la Triennale
di Milano, il Museo d’Arte Moderna di Nizza, la Fondazione
Agnelli di Torino, Palazzo Braschi a Roma, il Museo Nazionale del
Cinema di Torino, la Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino,
Palazzo Strozzi a Firenze, la Biennale di Venezia, la Galerie d’Art
Moderne di Nizza fra le molte.
Fra i suoi ruoli istituzionali citiamo anche l’insegnamento
prima, e la direzione poi, all’Accademia di Brera di Milano,
nonchè lo svolgimento di ruoli manageriali presso Istituzioni
come la Triennale di Milano.
Una delle sue ultime esposizioni importanti (“Cina: prospettive
d’arte contemporanea”, svoltasi nel 2005 presso Spazio
Oberdan a Milano) è stata dedicata all’arte contemporanea
cinese.
Nel periodo di apertura della mostra, si terranno allo Spazio Oberdan
varie iniziative collaterali (incontri, proiezioni cinematografiche,
ecc.), attualmente in corso di definizione.
Informazioni al pubblico:
Provincia di Milano/Spazio Oberdan, tel. 02774063.00/02; www.provincia.milano.it/cultura
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