Il Comune di Arcore - Assessorato alla Cultura inaugura le Scuderie della Villa Borromeo D’Adda con un’affascinante mostra dedicata alle grandi sculture realizzate tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento da scultori di diversi gruppi etnici del Borneo centrale e meridionale.
“E’ un’iniziativa di indubbia valenza culturale – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Prof. Vittorio Perrella – di sicuro richiamo che può rappresentare un’opportunità per lo sviluppo del territorio in termini economici e di immagine”.
La manifestazione, organizzata in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, si avvale del contributo dell’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia e dell’Assessorato per l’attuazione della Provincia di Monza e Brianza - Provincia di Milano, nonché dei patrocini del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dell’Assessorato alla Cultura, Culture e Integrazione della Provincia di Milano.
Scopo della mostra è presentare per la prima volta al pubblico italiano una selezione di capolavori di scultura lignea dei popoli del Borneo, con 39 opere di grande valore artistico e antropologico, le quali sono incluse in una delle più importanti collezioni del genere esistenti al mondo.
Le sculture provengono dal Museo delle Culture di Lugano e fanno parte della collezione dell’artista ticinese Serge Brignoni, costituita da circa 650 opere, provenienti per lo più dall'Oceania e dall'Indonesia, raccolti a partire dagli anni '20 e donati al Museo nel 1985.
Realizzate prima della Seconda Guerra Mondiale, le opere si suddividono in due grandi sezioni: le sculture di maggiori dimensioni raffigurano antenati, sacerdoti e spiriti, e vi sono anche pali antropomorfi adoperati per i sacrifici ed elementi architettonici scolpiti con forme ibride. Vi sono poi raffinati oggetti di dimensioni più contenute, della cultura materiale dei cosiddetti popoli Dayak, quali una gerla porta-neonato ba', uno scudo kelebit e quattro bastoni magici da caccia tuntun.
Le grandi sculture del Borneo sono definite in senso generico col termine patong (in indonesiano patung). Si tratta in genere di ritratti di spiriti ancestrali o di divinità della natura, realizzati in occasione della morte d'un membro del villaggio o per commemorare la cattura d'un nemico in battaglia. Quando le sculture raffiguravano un defunto, esse potevano anche incarnarne lo spirito immortale, prima che esso intraprendesse il suo viaggio lungo e pericoloso verso le dimore ultraterrene.
Le opere sono il risultato dell'elaborazione estetica di figure semplici che si compongono in un gioco di interazioni espressive di fortissimo impatto visivo che trovano nell'alterazione del reale il loro primario referente formale. La maggior parte delle opere in mostra riveste inoltre un fondamentale ruolo funzionale, architettonico e cerimoniale, testimoniato dalle loro misure spesso monumentali.
La mostra rappresenta, per la sua qualità, una novità assoluta per il pubblico italiano e costituisce, a più livelli, un osservatorio privilegiato per ricostruire una civiltà di grande importanza artistica e antropologica, con esemplari di grande valore anche per il moderno mercato dell'arte etnica, oggi in notevolissima crescita.
L’esposizione godrà del patrocinio del Governo indonesiano e all’inaugurazione è prevista la presenza del Governatore del Kalimantan Centrale, Agustin Teras Narang, SH.
Il catalogo, curato da Paolo Maiullari e Junita Arneld, autori anche di due dei saggi in catalogo, è edito da Mazzotta, ed è il frutto di un lungo lavoro di ricerca. Oltre a riprodurre tutte le opere esposte contiene testi di importanti specialisti, quali: Francesco Paolo Campione, Bernard Sellato, Nila Riwut, Antonio Guerriero, Michael Heppell e Wahyu Ernawati. L'opera costituisce il testo di riferimento a livello mondiale sul tema in questione.
La casa editrice Mazzotta pubblica inoltre anche un catalogo per ragazzi (Il prezioso talismano di Djamit. Viaggio immaginario tra i Dayak), curato da Gina Abbati, rivolto a un pubblico di giovani lettori (6-10 anni). Attraverso un linguaggio semplice e immediato, vengono narrate situazioni fantastiche collegate ai temi salienti della mostra.
La Sezione didattica.
In questo contesto carico di suggestioni e riferimenti interdisciplinari la Sezione didattica, curata dalla Fondazione Antonio Mazzotta, propone un’ampia gamma di servizi e prodotti rivolti in modo particolare al pubblico delle scuole (schede, quaderni didattici, catalogo per ragazzi).
La visita guidata per le scuole secondarie di I e II grado condurrà gli studenti in un viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca dell’antico “spirito del tuono”, ispiratore di primitivi capolavori, i cui significati sono tutti da scoprire. Per le scuole dell’infanzia e primarie, alla visita si aggiungerà un divertente atelier creativo.
Per i ragazzi in età scolare (6-12 anni) il gioco didattico rappresenta una novità per consolidare nella loro memoria quanto avranno appreso durante la visita alla mostra. I giocatori dovranno superare varie tappe per raggiungere l’obiettivo finale, affrontando lungo il percorso ostacoli e difficoltà come se fossero dei veri Dayak.
Gli insegnanti potranno accedere gratuitamente a una visita in anteprima compilando un apposito modulo con i propri dati e quelli della scuola di appartenenza.
Per i singoli visitatori è invece previsto un servizio di visite in orario fisso; visite guidate su prenotazione per i gruppi organizzati.
prenotazioni e informazioni: Segreteria didattica (lunedì-venerdì, ore 10 - 15), Tel. 02 86912297,
e-mail: didattica@mazzotta.it
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