Dalla testimonianza del figlio Walter e del nipote Walfredo (come si legge anche nel catalogo della mostra) sappiamo che tutti i dipinti erano posti sui muri di casa quasi a formare una partitura musicale. “Una moltitudine di dipinti appesi dappertutto accompagna i miei primi ricordi della casa del nonno in via Durini, a Milano. A cominciare dall’ingresso e dallo studio dove il busto di Verdi di Vincenzo Gemito mi guardava dall’alto, fino al soggiorno dove i ritratti della nonna e del nonno, eseguiti da Giacomo Grosso, erano appesi di fronte al camino, e al salotto dove erano esposti dipinti più grandi, per lo più paesaggi, e un’enorme tela di Telemaco Signorini che oggi s’intitola La toilette del mattino ambientata in un salone (che poi da grande scoprii essere una casa di malaffare). Ma la concentrazione più sorprendente si trovava in un ampio corridoio che dal soggiorno portava in cucina, e lì i quadri, illuminati dalla luce naturale, erano appesi a circa un metro dal pavimento fino al soffitto, in file verticali, ricoprendo interamente le pareti”.
Toscanini aveva scelto come adviser Vittore Grubicy de Dragon, critico,
pittore, padre del Divisionismo italiano e mentore di moltissimi
artisti della nuova scuola, quali Segantini, Fattori, Boldini ecc.
Per il maestro il quadro suggeriva uno stato d'animo, un sentimento,
una musica, una sinfonia. Di qui l'estremo rigore non scolastico,
non didattico, ma emotivo della collezione che attraversa le correnti
più all'avanguardia della seconda metà dell'Ottocento:
dalla Scuola dei Macchiaioli, al Divisionismo, dalla Scapigliatura
alla scuola di Posillipo. Tra gli artisti presenti in mostra ricordiamo:
Vittore Grubicy de Dragon, Giovanni Boldini, Giovanni Fattori, Silvestro
Lega, Gaetano Previati, Antonio Fontanesi, Gerolamo Induno, Vincenzo
Gemito, ma anche Umberto Boccioni di cui in mostra sarà esposto
un bellissimo Autoritratto del 1908.
Toscanini collezionava opere pittoriche e nutriva un amore particolare
proprio per i lavori di Grubicy, che sono per lui musica misteriosa
[che] va insinuandosi a poco a poco! Musica leggera, inafferrabile,
eppur così calda d'armonia! Ma ci vuole l'anima non le orecchie
per sentirla (lettera di Arturo Toscanini a Vittore Grubicy del
19 maggio 1915). Grubicy diventa per Toscanini un consigliere attento
e raffinato, capace di indicargli le opere e gli artisti più
interessanti presenti sul mercato, di aiutarlo a portare a termine
gli acquisti, di seguire spedizioni e consegne, di scegliere le
cornici delle opere.
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