Arturo
Toscanini (Parma, 25 marzo 1867 – New York, 16 gennaio 1957)
fu il più influente direttore d’orchestra del Novecento.
Impresse una svolta decisiva all’interpretazione non soltanto
musico-orchestrale ma anche lirico-teatrale nella sua totalità.
Iniziò la carriera quando Verdi stava ancora componendo l’Otello
e la concluse nell'èra dei concerti televisivi e della stereofonia.
Diresse le prime mondiali di opere quali I pagliacci di Leoncavallo
e La bohème, La fanciulla del West e Turandot di Puccini;
guidò il Teatro alla Scala (1898-1903, 1906-08, 1921-29),
il Metropolitan di New York (1908-15), la Filarmonica di New York
(1926-36) e l'Orchestra sinfonica della NBC americana (1937-54),
nonché, come ospite, la maggior parte delle altre orchestre
più importanti di tutto il mondo. Il suo orecchio acutissimo
e la sua memoria fotografica, il terrificante rigore e l’incontenibile
energia contribuirono a elevare il livello dell’esecuzione
musicale ai due lati dell'Atlantico.
Con la sua frenetica attività, condotta sempre ai massimi
livelli in uno sterminato repertorio che non badava a frontiere
nazionali, Toscanini non solo contribuì come pochi altri
a plasmare la vita musicale del ventesimo secolo: fu anche un protagonista
delle vicende del suo tempo. Il suo antifascismo, che portò
nel 1931 al discusso episodio dello schiaffo bolognese, lo spinse
a un lungo esilio, prima artistico e poi anche fisico, dalla sua
amata patria, interrotto solo dopo la fine della Seconda guerra
mondiale. L'opposizione al nazismo lo spinse ad abbandonare il Festival
di Bayreuth (dove era stato il primo musicista non di scuola tedesca
a dirigere) nel 1933 e quello di Salisburgo nel 1938; sostenne invece,
a propria spesa, un'orchestra di profughi ebrei scappati in Palestina
(oggi il complesso si chiama la Filarmonica d'Israele) e un nuovo
festival a Lucerna (oggi uno dei più importanti del mondo).
Diresse per l'ultima volta nel 1954, all'età di ottantasette
anni, e morì poche settimane prima del suo novantesimo compleanno. |