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La mostra è un omaggio al personaggio Andrew Warhola (Pittsburgh 1928 - New York 1987) che divenne, per una voluta abbreviazione del nome, lo yankee Andy Warhol, il grande vate della società dei consumi americana degli anni Sessanta. Società della massificazione e della produzione in serie, che sono le prerogative stesse del lavoro dell’artista, per lo più incentrato sulla serigrafia. Il consumo frenetico di immagini coinvolge infatti anche l’arte la quale, tuttavia, pur emulandone le leggi, riesce ad evidenziare i meccanismi di ricezione passiva. Immagini positive della pubblicità o negative della cronaca vengono decontestaulizzate e ricreate da Warhol con interventi di colore abbagliante e si presentano allo spettatore con prepotente allegria e sottile inquietudine.
 
L’opera grafica di Warhol assume un’importanza decisiva all’interno della sua produzione a partire dall’inizio degli anni Sessanta, quando l’artista adotta la tecnica serigrafica. In questo modo Warhol diventa anche il più autentico rappresentante della pop art, con scelte che mirano dritto al “cuore” dell’immaginario collettivo. E’ il tema del consumismo il filo che unisce tra loro le immagini proposte da Warhol nei suoi lavori, attraverso l’adozione di una tecnica che, con la sua meccanica serialità da prodotto di massa, scaturisce da una logica e diretta conseguenza dell’assunto di base. Con il suo corollario di assoluta massificazione, inteso come la perfetta negazione dell’atto creativo, l’artista si limita a riprodurre immagini del “déjà-vu” dei prodotti commerciali di largo consumo e di volti divinizzati dai media senza alcuna apparente partecipazione personale.
Se i primi lavori degli anni Sessanta sono realizzati con la tecnica della serigrafia su tela, a partire dalla metà del decennio, Warhol passa a realizzare dei “multipli” sempre uguali a se stessi e diretti a un pubblico più vasto.
Ogni foglio, sebbene ripetuto, diventa un’entità autonoma e separata, grazie all’uso di gamme cromatiche diverse, che si trasformano e deformano visi e oggetti caricandoli di valenze emotive diferenti. Mao, del 1972 è il primo soggetto ad apparire contemporaneamente sia come dipinto, sia nelle cartelle grafiche, dimostrando così che per l’artista le due tecniche hanno la stessa valenza.


FONDAZIONE ANTONIO MAZZOTTA

 

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