| Poco meno di 140 opere create tra la metà degli anni cinquanta e gli anni ottanta per un grande, coloratissimo omaggio ad Andy Warhol (Pittsburgh 1928 - New York 1987), per rivivere l'atmosfera della Factory, la "fabbrica d'arte" da lui fondata.
La società dei consumi americana degli anni sessanta e settanta trovò in Warhol il proprio testimone che la costrinse a rispecchiarsi in se stessa attraverso le proprie icone. Infatti furono questi gli anni che videro esplodere il consumo frenetico di immagini; l'arte ne viene naturalmente coinvolta, ma pur emulando le leggi dell'imperante consumismo, ne evidenzia i meccanismi di ricezione passiva. Immagini "positive" della pubblicità o "negative" della cronaca vengono decontestualizzate e ricreate da Warhol con interventi di colore abbagliante e si presentano allo spettatore con prepotente allegria ma anche con sottile inquietudine.
L'opera grafica di Warhol assume un'importanza decisiva all'interno della sua produzione a partire dall'inizio degli anni sessanta, quando l'artista adotta la tecnica serigrafica. In questo modo Warhol diventa anche il più autentico rappresentante della pop art, con scelte che mirano a colpire l'immaginario collettivo. Dal barattolo della Campbell's Soup, che è parte del vissuto quotidiano di ogni americano, al volto di Marilyn Monroe, incarnazione del sogno e dell'ideale femminile del grande pubblico, imposto anch'esso dai media al pari di ogni altro prodotto commerciale.
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