| E’
il tema del consumismo il filo che unisce tra loro le immagini proposte
da Warhol nei suoi lavori, e l’adozione di una tecnica come
la serigrafia, con la sua meccanica serialità da prodotto
di massa, scaturisce da una logica e diretta conseguenza dell’assunto
di base: il consumismo, infatti, con il suo corollario di assoluta
massificazione, è inteso come la perfetta negazione dell’atto
creativo dell’artista, che quindi si limita a riprodurre immagini
del “déjà-vu”, dei prodotti commerciali
di largo consumo e di volti divinizzati dai media, in modo del tutto
meccanico e senza alcuna apparente partecipazione personale.
Se i primi lavori degli anni Sessanta sono realizzati con la tecnica
della serigrafia su tela, poi, a partire dalla metà del decennio,
Warhol passa a realizzare dei “multipli”, sempre uguali
a se stessi e diretti a un pubblico più vasto.
Ogni foglio, sebbene ripetuto, diventa un’entità autonoma
e separata, grazie all’uso di gamme cromatiche diverse, che
si trasformano e deformano visi e oggetti caricandoli di valenze
emotive diferenti. Mao (del 1972) è il primo soggetto ad
apparire contemporaneamente sia come dipinto che nelle cartelle
grafiche, dimostrando così che per l’artista le due
tecniche hanno la stessa valenza.
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